Un esempio di una simulazione complessa

La storia di Guglielmo

Guglielmo, è un paziente conosciuto in Continuità Assistenziale  per i numerosissimi accessi che fa, sia telefonicamente che di persona.

Celibe, ex alcolista, obeso, depresso con disturbo di ansia generalizzata, ritardo mentale moderato, iperteso, BPCO, artrosi rachide dorso-lombare.

Vive in una casa protetta insieme ad altre 3 persone con problemi simili ai suoi;  riceve la visita di un’ infermiera del territorio  ogni mattina per la somministrazione dei farmaci; per quanto riguarda la cura della sua persona (vestirsi, lavarsi e mangiare) deve arrangiarsi.

Alle 23.30 chiama in Guardia Medica dicendo che avverte dolore alla schiena da quel pomeriggio e che vorrebbe una visita domiciliare ( richiesta abituale).

Il medico mentre parla con lui guarda la sua scheda di Continuità Assistenziale sulla quale trova che il paziente:

- è andato in PS due giorni prima

- ha chiamato in guardia la sera precedente per lo stesso motivo.

 

In PS è stato visitato e ha eseguito RX torace che non mostrava nulla di patologico; a fronte di un’obiettività negativa è stato somministrato in PS aerosol con Clenil e Breva 20 + 5 gocce da ripetere 2 volte al giorno c/o il domicilio per 5 giorni; consigliano di ripetere RX torace a discrezione del MMG.

Il medico di guardia della sera precedente ha consigliato di assumere paracetamolo 1000mg.

Il paziente effettua 1 accesso alla settimana in PS e chiama e si reca in Continuità Assistenziale il sabato, la domenica anche più di una volta al di e un paio di sere a settimana.

Il medico decide di andare al domicilio del paziente.

Il Video della Consultazione
(in Italiano, con sottotitoli in inglese, durata circa 20 min)

"GUGLIELMO" - OGGI HO IMPARATO CHE

  1. è importante ascoltare i bisogni del paziente

  2. i pazienti problematici vanno trattati tenendo conto che quello che dico può non essere recepito nel modo che dovrebbe

  3. non si deve dare nulla per scontato, ogni paziente sarebbe da valutare come se fosse la prima volta

  4. bisogna spiegare al paziente quello che sta accadendo cercando di utilizzare il suo linguaggio

  5. come sia importante riflettere sulle “percezioni”

  6. devo abbassarmi al livello di comprensione del paziente

  7. che non si da mai niente per scontato

  8. prendere decisioni in scienza e coscienza e comunicare con i paziento

  9. è importante mantenere la relazione con paziente anche quando si sposta la concentrazione sulla clinica

  10. talvolta il nostro mestiere è difficile

  11. non bisogna lasciarsi fuorviare dai pregiudizi, attenzione all’obiettività

  12. esistono opinioni diverse

  13. bisogna fidarsi delle proprie idee ed impressioni e prendere decisioni!

  14. È utile stare con le antenne “tese” anche con i pazienti frequent attenders

  15. Parlare con il mio linguaggio non significa per forza che chi mi sta davanti recepisce il mio messaggio e anche il contrario

Note

Introduzione

Irene, una discente del terzo anno in formazione specifica in medicina generale, ci ha raccontato la storia di un esperienza medica un po' complicata; mentre faceva servizio di continuità assistenziale in un piccolo paese di montagna nel nord Italia, ha conosciuto un paziente “difficile”: Guglielmo.

Abbiamo costruito il canovaccio e l’abbiamo messo in scena per la classe nei corridoi della scuola di medicina generale di Trento.

Alla preparazione hanno partecipato i nostri simulatori, Irene e i due conduttori (Sartori e Valcanover)

Sull’archivio in possesso della medico di Continuità Assistenziale è riportata la seguente terapia domiciliare:

Ramipril  Idroclorotiazide 5+25 mg 1cp al di;

Escitalopram  gtt 10 gtt al di;  

Beclometasone/ Formoterolo polvere ( 100/6mcg 2 spruzzi al di al bisogno nelle fasi  di riacutizzazione della BPCO),

Paracetamolo + codeina  1 cp al bisogno se c’è dolore.

Durante la consultazione abbiamo provato a ricreare fedelmente la situazione: gli altri inquilini della casa “disturbavano” il lavoro del medico; e la chiamata ai colleghi d’ospedale non è stata di grande aiuto, con un atteggiamento svogliato. 

Si può vedere che la dottoressa era molto coinvolta nella simulazione perché quando ha iniziato a visitare il simulatore, ha cominciato a sollevargli la maglia, e appena lo capisce si ferma e chiede scusa. (avevamo istruito, come al solito, di usare una mano sulla spalla per simulare il contatto fisico tra dottore e paziente). 

Dopo la consultazione 

Viene effettuata prima un’intervista al paziente, ascoltando l’impatto emotivo, cosa ha capito e cosa farà, ecc; poi viene intervistato il medico con attenzione al percorso logico che ha usato per nella consultazione per effettuare domande, programmare interventi diagnostici e terapeutici; viene chiesto anche qualche informazione sul suo rapporto con il paziente.

Poi la parola passa alla classe che deve mettersi in atteggiamento di consulenza del collega. Ogni tentativo di critica non costruttiva viene bloccato.

Ulteriori dettagli sulla nostra metodologia:

La nostra metodologia sull’uso del paziente simulato a fine 2017

La nostra metodologia nel 2012 da un poster a un convegno SIPEM

Alla fine della simulazione

Ogni lezione è conclusa dal breve "oggi ho imparato che":  tutti quanti scrivono in due minuti un breve testo su qualcosa che li ha colpiti o cosa hanno imparato durante la simulazione.

Il docente poi li legge tutti di fronte alla classe, senza osservazioni, per condividere l'insegnamento collettivo.